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Le testimonianze dell’antico lago interglaciale Riss-Wurm: le filliti di Re PDF Stampa
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La valle vigezzo ha un’origine tettonica, conseguente cioè alla sua coincidenza con una grande faglia, la Linea Insubrica, importante elemento di discontinuità che taglia questo settore alpino in senso Est-Ovest.
Nel corso del Quaternario il succedersi delle glaciazioni ha in seguito allargato e modellato il solco vallivo attraverso l’erosione glaciale e fluviale. Lungo la valle, ed in particolare lungo il Melezzo orientale, tra Re e Olgia, si succedono importanti tracce di questi fenomeni morfologici. Alla fine della glaciazione Riss imponenti colate di fango discese dai versanti meridionali sbarrarono il corso del Melezzo in più punti, creando una serie di almeno tre laghi probabilmente profondi oltre 20 metri. Una serie di campagne di studio delle successioni stratigrafiche del materiale di riempimento della valle hanno evidenziato, dal basso verso l’alto:

  • la presenza di una morena di fondo residua della glaciazione rissiana
  • un consitente spessore di depositi del periodo interglaciale Riss Wurm
  • ghiaie e depositi pre-wurmiani e di morene relative all’avanzate dei ghiacciai dell’ultima glaciazione

I depositi di materiale più fine risalgono al periodo interglaciale Riss-Wurm, e sono stati succesivamente ricoperti da depositi glaciali accumulati dai ghiacciai durante l’ultimo periodo glaciale (Wurm). La presenza di resti organici in alcuni di questi depositi fluvio-lacustri è stato l’elemento che da oltre 100 anni suscita l’interesse degli studiosi (Sordelli, 1883 – Benassi, 1896) per l’elaborazione di teorie ricostruttive del glacialismo del Quaternario e della storia della colonizzazione vegetale delle Alpi.
Gli strati ricchi di materiale organico, meglio conosciuti con il nome di “Filliti di Re”, sono oggi difficilmente osservabili a causa della loro copertura avvenuta nel corso della realizzazione di opere di difesa spondale successiva all’alluvione del 1978.
Gli studi dei resti organici vegetali hanno individuato in particolare la presenza di foglie, piccoli rami, pigne e semi di molte specie.
In gran parte si tratta di specie anche oggi presenti, quali Abete bianco (Abies alba), Acero riccio (Acer platanoides), Acero di monte (Acer platanoides), Betulla pubescente (Betula pubescens), Bosso (Buxus sempervirens), Castagno (Castanea sativa), Faggio (Fagus sylvatica), Lisca maggiore (Typha latifolia), Nocciolo (Corylus avellana), Olmo (Ulmus campestris), Ontano comune (Alnus glutinosa), Ontano bianco (Alnus incana), Salice da vimine (Salix viminalis), Tasso (Taxus baccata), Tiglio (Tilia platyphyllos).
Risulta invece presente una specie attualmente estinta sulle Alpi, il Rododendro pontico (Rhododendron sordellii), una ericacea a grandi foglie caduche.
Inoltre Sordelli, alla fine dell’800, rinvenne resti di foglie di castagno diverse dal normale, da lui classificate come Castanea latifolia Sord.. Solo recentemente è stato possibile estrarre il DNA da alcuni resti pollinici attribuiti a Castanea latifolia, determinandola effettivamente come specie diversa da Castanea sativa.

 
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