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Terra di emigranti PDF Stampa
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Canton Ticino, Valle Cannobina e Vigezzo, oggi mete frequentate dai turisti, sono state, in passato, terre di forte emigrazione.

L’emigrazione, oltre ad essere dettata dalla necessità, è un intelligente modo per trovare “delle alternative” al percorso storico ed economico uguale a tutte le vallate alpine: economia di sussistenza, fondata sull’agricoltura e l’allevamento.

Chi emigrava doveva imparare, e a volte inventarsi, un lavoro e, solitamente, veniva seguito da una folta schiera di con valligiani che andavano a praticare lo stesso mestiere e tutti insieme formavano delle vere e proprie “colonie” di insediamento in alcune città: gli spazzacamini druognesi attestati in Olanda ne sono un esempio, così come gli abitanti di Rasa e Bordei (Canton Ticino) che andavano a fare i facchini a Firenze(!). Fuori dalla piccola patria, si sentivano tutti fratelli!

L’emigrazione è stata, per le aree sopra citate, non solo la principale fonte di sostentamento nei lunghi periodi di miseria che hanno ciclicamente segnato la storia di questi paesi, ma anche una grande risorsa culturale: chi si allontanava da casa, assorbiva una cultura più evoluta e comunque diversa, e, tornando, le nuove conoscenze, le diverse esperienze, diventavano patrimonio comune.

Sappiamo che l’emigrazione vigezzina verso le zone limitrofe risale al 1300 (periodo nel quale anche i Vigezzini venivano definiti “lombards”) e che, con il 1600, essa raggiunge la terra di Francia, ma l’emigrazione più corposa è quella che smuove, intorno al primo trentennio dell’Ottocento, 964 Vigezzini dei 5.377 che abitano la valle!

Dei 964 assenti del 1837(distribuiti tra Regno Lombardo-Veneto, Parigi, Germania, Svizzera), la maggior parti di essi (504) erano fumisti e spazzacamini, 34 erano gioiellieri, chincaglieri, orefici; 64 negozianti e merciai, 66 pittori e poi vi erano i militari, gli studenti, donne e bambini.

Nei paesi vicini (soprattutto in Lombardia e nel Novarese), l’emigrazione era stagionale: gli emigranti partivano in autunno per un priodo più o meno lungo, e poi ritornavano per il lavoro dei campi.

Giovanni Paolo Femminis
Giovanni Paolo Femminis
Tra gli emigranti che hanno dato lustro alla Valle Vigezzo, si ricordano Giovanni Paolo Femminis e Giovanni Maria Farina, rispettivamente inventore e promulgatore dell’Acqua di Colonia; i Mellerio di Craveggia, gioiellieri per generazioni della corona francese; i pittori storici della Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini, dal suo fondatore, al più grande maestro della scuola Enrico Cavalli, fino ai suoi più talentuosi allievi Carlo Fornara, Giovanni Battista Ciolina, Lorenzo Peretti Junior; gli Zanna, inventori dei caloriferi ad aria calda, i Mattei inventori del tabacco rapè.

Anche in Valle Cannobina, il maggior flusso migratorio si ebbe intorno alla metà dell’Ottocento. Le principali mete furono: Francia, Svizzera, Germania e, oltreoceano, Argentina, Brasile, Stati Uniti e Canapa.

Nel 1892, a Ellis Island, la punta meridionale di Manhattan, dove giungevano milioni di emigranti dall’Europa, venne aperto un centro di “raccolta” dell’immigrazione, chiuso poi nel 1954. Dopo la chiusura, parte di questo centro divenne un museo dell’immigrazione il cui archivio, nel 2001, è stato messo on line. Da qui, è stato estrapolato da Cirillo Bergamaschi un elenco lunghissimo e commovente di tutti i cannobini inseriti nelle liste di registrazione del centro di Ellis Island: emigranti di Gurro, Orasso, Cursolo, Cavaglio, Falmenta, Cannobio, Spoccia, nel quale è inserito l’ingresso di un emigrante di soli 4 anni, mentre si deduce che i più anziani non avevano oltre 56-57 anni.

Tra le numerosissime storie che ognuno di questi emigranti avrebbe potuto far arrivare ai posteri, una sembra particolarmente interessante, quella di Lorenzo Grassi, nato a Falmenta nel 1890, giunto in Canada dove iniziò a fare il minatore, divenne poi talmente famoso come alpinista (aprì vie nuove e scalò motange mai raggiunte prima) che, dopo la morte, diedero il suo nome ad un monte, a due laghi e ad una scuola canadesi.

Le principali destinazioni degli emigranti ticinesi sono state l’Argentina (in particolare, come risulta dal registro della “Sociedad Helvecia de Socorros Mutuos”, la regione di San Miguel de Tucuman,) l’Australia (verso cui si sono diretti circa 2000 ticinesi che hanno tentato la fortuna come cercatori d’oro), la California (meta verso cui si è diretta quasi tutta le migrazione onsernonese) e le consuete città europee.

Nei paesi esteri, i Ticinesi praticavano quattro mestieri principali: quello dello scalpellino, lo spazzacamino, l’artista/artigiano, il marronaio (cioè il venditore di caldarroste).

La maggior parte degli scalpellini erano della zona limitrofa ad Arzo, un’area contraddistinta dalla presenza di marmo pregiato.

 
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