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I cappelli di paglia della valle Osernone PDF Stampa
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Dal formaggio ai cappelli... il caso onsernonese

Museo Onsernonese di Comologno: lavorazione della paglia
Museo Onsernonese di Comologno: lavorazione della paglia
L’alta Valle Onsernone è una terra ricca d’alpeggi grazie alla morfologia addolcita dai ghiacciai. Ma la storia economica della valle presenta alcune anomalie nello sfruttamento delle risorse rispetto allo schema classico delle vallate di questo settore alpino. Questi “alpi”, sin dal medioevo, erano per la maggior parte proprietà delle comunità confinanti, come le Centovalli e Craveggia, o di nobili famiglie (ad esempio gli Orelli di Locarno).
La perdita definitiva del vasto territorio a monte dei Bagni di Craveggia avvennne nel 1807, con la sottoscrizione con il Comune di Craveggia di un trattato conosciuto come “Convenzione d’Acqua Calda”: il confine di stato non coincise più definitivamente con la naturale linea di cresta dello spartiacque.
L’economia della valle era concentrata nella bassa valle, dove si trovavano gli abitati e i maggenghi, e veniva sfruttata da una agricoltura di sostentamento alimentare e per la produzione di segale, senza l’integrazione stagionale dello sfruttamento alpestre.
Andò assumendo sempre maggiore importanza l’economia delle “trecciaiole”, della lavorazione cioè della paglia di segale, una vera tipicità onsernonese.
Foto storiche custodite al Museo Onsernonese
Foto storiche custodite al Museo Onsernonese
Le prime notizie attestanti la produzione di cappelli di paglia nella valle risalgono al 1597, ed è accertata fin dall’inizio del 1600 l’esportazione di cappelli e trecce di paglia via Lago Maggiore verso l’Italia. E’ documentato anche il contrabbando di questo tipo di merce tra i due paesi: nel 1757 alcuni commercianti di Loco tentarono di contrabbandare quasi 10.000 cappelli di paglia per mezzo di 44 donne portatrici. Nel 1870, in alcuni paesi della valle, il tasso di occupazione in questo settore superava anche il 75% (a Loco su 365 abitanti, 280 erano le persone occupate). Dal secondo dopoguerra questa attività è andata scomparendo, mentre oggi sembra vivere un nuovo impulso con la rinascita di nuovi laboratori artigianali.

 
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