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I portali tra architettura e simbolo PDF Stampa
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Un portale a Cannobio
Un portale a Cannobio
Fin dalle epoche più remote l’uomo ha affidato all’elemento architettonico “porta” un valore che va oltre il semplice uso e si arricchisce di significati simbolici.
Da tempi immemorabili, la porta è divenuta, nell’immaginario collettivo, segno tangibile di distinzione fra due mondi, due condizioni esistenziali, due spazi.
La porta è il limite fra fuori e dentro, fra lo spazio pubblico e quello privato, fra spazio civile e spazio religioso, ma non solo: è richiamo al senso dei passaggi che segnano la vita umana, dall’infanzia alla maturità, dalla famiglia di origine alla nuova acquisita col matrimonio, ed ancora, in chiave più filosofica, dal non sapere alla conoscenza.
Così carica di significati la porta è stata sempre oggetto di particolari attenzioni, sottolineata, ornata, arricchita, sia che si trattasse dell’ingresso di un palazzo o di un edificio di culto sia che fosse l’accesso ad un’umile dimora.
Seguendo questa suggestione si può osservare con occhi diversi l’ambiente urbano e le sue case e scoprire che non solo le chiese concentrano molta della loro ornamentazione sul portale di accesso (grande, molto più del necessario, per evidenziare l’ingresso alla casa più importante, quella di Dio, con cornici in pietra scolpite, magari con vetrate policrome o dipinti in lunette al di sopra dell’architrave), ma che anche le costruzioni civili sottolineano l’elemento del passaggio con ornamenti e segni.


Materiali e tecniche
I portali hanno cornici in pietra, portoni in legno e chiavistelli in ferro battuto. Nelle diverse epoche si sono succedute forme e tecniche differenti. Dell’epoca medievale si distinguono due gruppi fondamentali di portali: uno, più elegante e riservato ai palazzi più importanti, ha spalle e arco realizzati con blocchi di pietra squadrati, montati con l’aiuto di centine in legno; l’altro, più diffuso, si compone di più blocchi (più o meno regolari) che, disposti in verticale e in orizzontale, ne compongono le spalle e di un architrave con la parte superiore arcuata (a dorso). Gli architravi recano a volte delle incisioni a forma di croce (più raramente croci in rilievo o bugnature).

Portone in legno a Traffiume
Portone in legno a Traffiume
Le pietre impiegate, ricavate da cave locali, sono per lo più scisti. Nelle epoche successive il portale assume forme più raffinate e se, nel cinquecento, ha architrave rettilineo, dal seicento la sommità si fa più elaborata ed assume spesso la forma di arco mistilineo. Il materiale maggiormente usato è il granito rosa di Baveno che giungeva qui via lago trasportato su barconi.
Verosimilmente i pezzi erano lavorati direttamente nella cava e ciò spiega come certi modelli si ripetano spesso sia all’interno dello stesso centro abitato che nell’intera area dell’alto lago. A proposito dei portoni in legno, quelli medievali spesso non si sono conservati (talvolta ne restano i chiavistelli in ferro battuto), mentre molto più numerosi sono quelli giunti fino a noi delle epoche successive.
Questi si compongono di due ante in legno (molti sono formati da spesse doghe orizzontali) a volte ornate (e rinforzate) da chiodi (borchie) disposti a file regolari o secondo un disegno ornamentale.

Un cenno va fatto sui bei chiavistelli in ferro battuto che decorano i portoni: ve ne sono di molti tipi e realizzati secondo lo stile delle diverse epoche e la ricchezza del committente, tutti accomunati dalla ricerca estetica pure in un elemento prettamente funzionale.

Così, anche in quelli più semplici, si osservano piccole incisioni e punzonature che formano disegni geometrici mentre, in quelli più eleganti, la decorazione si concentra nella forma della maniglia e della piastra.

 

 

Chavistello in ferro battuto a Traffiume
Chavistello in ferro battuto a Traffiume

 

 
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