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Vita d'alpeggio (ieri e oggi) PDF Stampa
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Mucca al pascolo
Mucca al pascolo
Una vita in verticale
La conquista da parte dell’uomo degli ambienti ostili delle Alpi ha rappresentato un incredibile processo di evoluzione culturale di adattamento in cui l’allevamento del bestiame ha sempre più rappresentato un elemento di fondamentale importanza. La verticalità del paesaggio, che rappresentava il fattore critico, la vera difficoltà di questi ambienti, si è trasformata in una risorsa fondamentale attraverso lo sviluppo dell’estivazione. L’uomo, con un lavoro grandioso, ha “strappato” spazio alle foreste per “creare” prati e pascoli distribuiti a quote diverse, che permettono la pratica della “estivazione”, cioè dello sfruttamento con le mandrie della graduale maturazione della vegetazione secondo l’altitudine.
Maggenghi e prati da sfalcio, alpeggi, mandrie al pascolo, strade in pietra per i loro spostamenti rappresentano da secoli gli elementi più rappresentativi della presenza dell’uomo nelle Alpi.


Una natura addomesticata
La vegetazione naturale nelle Alpi ha subito profondi mutamenti. Ampie aree di vegetazione arborea hanno lasciato spazio non solo alle colture, riservate alle quote inferiori, ma soprattutto a prati e pascoli. Si tratta di ampie superfici “erbose” che, oltre a rappresentare una peculiare risorsa agricola e zootecnica di montagna, rappresentano habitat di eccezionale valore naturalistico, in cui numerose specie sono state favorite proprio dall’uomo attraverso pratiche agricole tradizionali mantenute per

Pascoli
Pascoli
secoli.


Prati da sfalcio
Originatisi attraverso lunghi processi di trasformazione della natura originale da parte dell’uomo, i prati falciati rappresentano ambienti seminaturali di grande ricchezza, come rivelano le multicolori fioriture primaverili ed estive.
Particolarmente pregiati sono i cosiddetti prati “magri”, oggi quasi scomparsi e un tempo relegati ai pendii ripidi ed assolati. Non soggetti a regolare ingrasso, sono stati mantenuti per secoli attraverso la creazione di canali di irrigazione. Quelli che ancora oggi, solo in parte, si conservano, sono i prati “grassi”, regolarmente concimati, su superfici pianeggianti e più immediatamente vicini ai centri abitati e alle stalle.

Prati da sfalcio a Santa Maria Maggiore
Prati da sfalcio a Santa Maria Maggiore
Salendo di quota diminuisce la lunghezza del periodo vegetativo e le condizioni climatiche si fanno più severe. Dai prati di fondovalle, dove il foraggio è falciato più volte, il numero di tagli diminuisce fino ad uno solo estivo alle quote maggiori. Con l’altitudine diminuisce la quantità di foraggio prodotto, compensato però dall’aumento in proporzione di semi e frutti prodotti dalle piccole piante in rapporto alle parti fogliari: meno foraggio quindi, ma di ottima qualità.


Pascoli
Salendo oltre il limite dei centri abitati stabilmente per tutto l’anno, “le strade di pietra”, i sentieri nati per la conduzione delle mandrie lungo i versanti impervi, raggiungono le ampie radure di pascolo ricavate con il disboscamento e il dissodamento, gli alpeggi in cui piccoli gruppi di baite sono utilizzati per il periodo estivo dagli alpigiani. Si tratta di praterie “secondarie”, ricavate da ambienti arbustivi o forestali a fini zootecnici, che, a differenza delle praterie naturali di alta quota, sono destinate alla regressione in caso di abbandono.

Genziana acaule (Gentiana acaulis)
Genziana acaule (Gentiana acaulis)
La composizione floristica di questi ambienti è caratteristica, ed è condizionata dalle azioni di brucatura e di calpestamento da parte del bestiame: vi ritroviamo specie ben conosciute agli alpigiani o ai frequentatori di sentieri di montagna. Molte sono le graminacee, come la Fienarola delle Alpi (Poa alpina), la Codolina alpina (Phleum alpinum), o la Festuca rossa (Festuca rubra). Accanto a queste piccole piante poco vistose ma di grande valore pabulare compaiono specie più appariscenti, come il Trifoglio alpino (Trifolium alpinum), meglio conosciuto come zampa di gallina, il Raperonzolo (Phyteuma), l’Arnica (Arnica montana), e le genziane (Gentiana acaulis e Gentiana purpurea), il Ginestrino (Lotus corniculatus), il Millefoglio (Achillea millefolium), la Crepide dorata (Crepis aurea) o la profumatissima Nigritella (Nigritella nigra).
Importanza particolare nella gestione dei pascoli assume il Nardo (Nardus stricta), una piccola graminacea che ha la caratteristica di formare cespi compatti e di essere molto resistente al calpestamento. In caso di carichi di pascolo mal distribuiti nel tempo e sulle superfici tende a svilupparsi, rubando spazio alle altre specie e impoverendo il valore nutritivo del pascolo.


L’abbandono: una natura minacciata

Pascolo abbandonato con avanzamento della vegetazione arbustiva: il bosco riprende il sopravvento, ma una moltitudine di organismi specializzati va scomparendo...
Pascolo abbandonato con avanzamento della vegetazione arbustiva: il bosco riprende il sopravvento, ma una moltitudine di organismi specializzati va scomparendo...
Paradossalmente, proprio oggi, quando l’uomo rappresenta su scala globale una minaccia per gli equilibri naturali, nelle vallate alpine è invece l’abbandono dell’agricoltura di montagna a “minacciare” questi ricchi habitat, oggi in continua regressione. Su tutte le Alpi la diminuzione dei capi di bestiame porta a cambiamenti significativi della flora dei pascoli, e i boschi riprendono il sopravvento, mentre a seguito dell’abbandono dello sfalcio prati ricchissimi scompaiono di anno in anno.
Nel tentativo di preservare questi ambienti “seminaturali” in Svizzera gli habitat prativi o di pascolo più significativi o ricchi floristicamente sono stati censiti in un “Inventario dei prati e pascoli secchi di Importanza Nazionale”. Le superfici più pregiate sono state cartografate, analizzate e beneficiano della protezione prevista da un’importante legge elvetica sulla protezione della natura e del paesaggio.
Grandi sforzi nella direzione del recupero di questi ambienti dall’abbandono sono stati fatti anche in Italia, sia nel Parco Nazionale della Val Grande, sia nella Comunità Montana Valle Vigezzo, attraverso interventi a sostegno dell’agricoltura di montagna, con ripristino di alpeggi e pascoli abbandonati, e con incentivi agli alpigiani.

 
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