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Boscaioli, carbonere, ecc. PDF Stampa
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Disboscamenti, fluitazione, “svende” e teleferiche

Ricostruzione in scala di teleferica a contrappeso
Ricostruzione in scala di teleferica a contrappeso
Lo sfruttamento delle risorse forestali a scopo mercantile ha una storia molto antica. Il trasporto fluviale, cioè la fluitazione lungo i torrenti fu per secoli l’unico sistema possibile di trasporto del legname. I tronchi sramati e scortecciati (le “borre”), erano trasportati a valle realizzando chiuse con tronchi di legno e pietra che venivano abbattute nei periodi di aumento della portata, sfruttando la discesa dell’onda di piena.
Si trattava di pratiche che portavano a danni anche gravi, sia diretti, con distruzione di ponti o attraversamenti lungo i corsi d’acqua, che indiretti, con aumento dei danni a seguito delle alluvioni.
Lungo i versanti si ricorreva alla costruzione di “sovende”, o “risine” (cioende o svende), piste a modesta pendenza che venivano integrate con passaggi sospesi realizzati con pali di legno.
Erano utilizzate soprattutto nella stagione fredda, quando la neve veniva pressata oppure vi veniva fatta gelarel’acqua, creando scivoli percorsi dal legname.
In Valle Vigezzo erano conosciute due “svende” che portavano il legname al Melezzo Occidentale. Una di ben otto chilometri che partiva dalla Piana di Vigezzo e terminava a Toceno.
Un detto locale racconta che fosse costruita con tale precisione, che se si fosse fatta scendere una ciotola piena d’acqua sarebbe giunta senza perderne una goccia.
L’altra partiva dal bosco sottostante al Pizzo Ragno e terminava in località Praudina, a Santa Maria Maggiore.
All’inizio del ‘900 la grande evoluzione fu rappresentata dalla teleferica, e decine di cavi aerei attraversarono da allora le vallate.
Lungo le teleferiche a caduta monofune (i “fil a sbalz”, o “palorci”) i tronchi tagliati scendevano per inerzia non controllati.
Più complesse e lunghe anche alcuni chilometri erano le teleferiche guidate, costituite da un cavo portante e da un cavo trainante, attraverso cui si controllava la discesa del carico.
La prima in Valle Vigezzo era installata sulla Costa di Faedo, un’altra di circa 9 chilometri fu edificata in Valle Loana.
Ma leggendaria rimase per decenni quella che dai Bagni di Craveggia, in Valle Onsernone, arrivava fino in località Siberia, vicino
a Malesco.
Costruita dalla ditta Girola nel 1931, era lunga ben 11 chilometri e, per consentire al legname di superare la Cresta del Moino, fu addirittura scavata una galleria di 80 metri.
Si trattava di una complessa teleferica a contrappeso, in cui il peso dei carichi in discesa trainava verso l’alto i carichi sull’altro ersante.


Le “carbonere”

Ricostruzione di carbonera dimostrativa in Valle Vigezzo
Ricostruzione di carbonera dimostrativa in Valle Vigezzo
Ovunque si possono incontrare ancora oggi tracce di antiche “carbonaie (carbonere)” per la produzione di carbonella da legno,
ottimo combustibile che brucia a temperature molto alte e con pochissimo fumo, tanto da aver rappresentato per secoli una fonte energetica di grande importanza per la lavorazione dei metalli e per la cottura dei cibi.
Il carbonaio, che utilizzava il prodotto delle sramature delle “borre”, accatastava il legname attorno ad un camino centrale, formando tipiche costruzioni a cono poi ricoperte da felci o erba e infine di terra.
La carbonella era ottenuta bruciando la legna molto lentamente, a una temperatura molto elevata ed evitando il più possibile il contatto con l‘aria, impedendo così la sua totale combustione che l’avrebbe ridotta in cenere.
Con l’avvento dell’industrializzazione, non solo dalle vallate italiane, ma anche dal Canton Ticino moltissima carbonella prese la strada della Pianura Padana, e verso la Lombardia in particolare, per azionare le prime locomotive, per alimentare industrie siderurgiche e alti forni, per fucine e vetrerie.
Nella “Statistica della Svizzera” (Franscini, 1827) per il periodo 1837-1840 sono riportate le seguenti cifre: “... 10.000 moggie (unità di misura di capacità: a titolo indicativo, nelle valli ossolane, corrispondeva a circa 5.9 ettolitri) di carbone tra forte e dolce che per la parte del Verbano si trasporta all’estero, ... nel distretto di Lugano si fabbricano più di 9’000 moggie di carbone, ... nel distretto di Mendrisio si fabbricano più di 5.500 moggie ...”.
Il totale di carbone di legna esportato dal Ticino in quegli anni si fissò attorno alle 50/70.000 moggie.


L’estrazione dei tannini a Cannobio

Foglie di Rovere
Foglie di Rovere
Una particolare attività legata all’utilizzo di querce era la “rusca”, di cui esistono ricordi nei paesi attorno a Cannobio, che consisteva nell’asportare le cortecce dai tronchi di rovere per l’estrazione dei tannini.

La corteccia veniva poi fatta essiccare al sole, portata a Cannobio, macinata e successivamente usata per la concia delle pelli nelle concerie.

Il lavoro era possibile solo  in primavera per un paio di settimane, e veniva praticato nelle prime ore della giornata in cui la corteccia si staccava più facilmente.

 
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