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Case di pietra PDF Stampa
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La montagna ha, nei secoli passati, imposto dure condizioni di autarchia ai suoi abitanti specialmente nel campo del costruire; imperativo era impiegare i soli materiali disponibili in abbondanza: la pietra ed il legno.

Questi stretti vincoli non hanno, tuttavia, impedito il formarsi di un'architettura alpina ricca e variegata che ha prediletto ora l'uno ora l'altro materiale sia in ragione delle caratteristiche della pietra locale (lavorabilità, durabilità, ingelività, caratteristiche statiche) che in ragione dell'influenza della tradizione germanica (legno) o latina (pietra).

Di fatto si può osservare che il versante sud delle Alpi ha preferito l'uso della pietra (che i Romani consideravano simbolo di forza e durata nel tempo) mentre il versante nord ha maggiormente utilizzato il legno. Si tratta, ovviamente, di una schematizzazione, che è smentita da eccezioni sull'uno e sull'altro fronte anche in aree a noi prossime (si veda l'architettura in legno dei Walser delle valli Formazza e Anzasca o di Bosco Gurin), ma che ben si adatta a descrivere la maggior parte delle costruzioni riscontrabili nelle nostre valli.

Il paesaggio, tra Cannobina Vigezzo Centovalli e Onsernone, è, infatti, fortemente segnato da manufatti in sasso: dai sentieri, ai ponti, ai terrazzamenti, agli edifici, fino a molti oggetti d'uso, tutto è in solida pietra.

La pietra locale ha caratteristiche ottime per l'edilizia poiché si sfalda in lastre e conci regolari, con superficie piana e compatta, è ingeliva ed offre ottima resistenza statica. Tali peculiarità consentono di erigere edifici in pietra dalle fondazioni al tetto, impiegando il legname solo per la struttura portante del tetto, per i solai e per le balconate.

La tecnica costruttiva in pietra degli edifici più antichi trae le sue radici dalla tradizione edificatoria romana mutuata dall'arte romanica. Le murature di epoca medioevale erano realizzate con pietre ben squadrate (specialmente negli angoli) disposte a secco e le aperture erano dotate di massicci architravi pentagonali. La costruzione era organizzata sotto la guida di mastri muratori (che viaggiavano e lavoravano in larga parte dell'occidente europeo) impegnati a realizzare le strutture più importanti: gli angoli, gli architravi, le scale, le mensole scolpite, il resto dell'edificio era realizzato dal proprietario stesso.

Dal XV secolo, e specialmente dal XVII in poi, la tecnica edificatoria muta: le murature sono realizzate con conci meno regolari (e legati con malta di calce) ad esclusione degli spigoli e degli architravi; l'uso dell'intonaco si fa più esteso e impiegato anche all'esterno degli edifici con l'eccezione di quelli rurali che rimangono in pietra a vista.

Il tetto in pietra è uno dei caratteri distintivi dell'architettura locale. La struttura portante di legno è semplice e funzionale: si tratta di una successione di capriate elementari costituite da coppie di puntoni appoggiati, in alto, l'uno all'altro e, in basso, incastrati in una trave con funzione di tirante; la trave di colmo non c'è e l'orditura secondaria (sulla quale sono posate le piode) è formata da correnti fissati ai puntoni.

La copertura è formata da lastre (dette piode), di spessore variabile tra i 4 ed i 7 centimetri, collocate in corsi sovrapposti per circa due terzi della loro profondità; la pendenza (tra i 35 e i 45 gradi) ed il peso delle falde sono notevoli ma, altrettanto, la durata e la solidità.

Una simile tipologia di tetto ha determinato le scelte compositive e distributive degli edifici che si sviluppano con piante rettangolari nelle quali predomina il lato parallelo alla linea di colmo e la profondità è dettata dalla lunghezza massima delle travi lignee della copertura; l'eccessiva estensione della falda avrebbe, invece, comportato un soverchiante aggravio di peso sulle strutture portanti e l'alterazione delle proporzioni tra copertura e muratura.

La facciata principale può essere posta su lato breve oppure su quello più lungo in dipendenza dell'orientamento della costruzione. La disposizione degli edifici era attentamente studiata e rispondeva a criteri di ottimizzazione dell'esposizione al sole e di protezione dai venti.

Occorre precisare che negli insediamenti si distinguono diverse tipologie di edifici: le case (signorili o rurali) dei paesi, le stalle ed i fienili, le abitazioni temporanee (nei maggenghi e negli alpeggi) e tutta una serie di costruzioni con funzioni specifiche (lavatoi, mulini, torchi, essiccatoi per castagne, ...).

Una considerazione va fatta riguardo alla casa signorile, che è maggiormente diffusa laddove l'economia non è basata esclusivamente sull'agricoltura e l'allevamento: nei paesi vigezzini, a Cannobio, Brissago, Ascona e Locarno il commercio e il settore manifatturiero ebbero un peso significativo e numerose famiglie perciò eressero dimore e palazzi ad uso residenziale e di rappresentanza.

Case e palazzi patrizi si distinguono per le maggiori dimensioni rispetto alle abitazioni popolari per la maggiore cura nella composizione delle facciate e della disposizione degli ambiente interni, e per la presenza di elementi decorativi di pregio: decorazioni pittoriche (sia interne che esterne), particolari in pietra scolpita o lavorata con cura (portali, stemmi gentilizi, cornici delle finestre, mensole e balconi, balaustre, colonne) e ornamenti in ferro battuto (specialmente inferriate e  ringhiere).

Le famiglie che basavano la propria sussistenza su allevamento e agricoltura in genere utilizzavano più case poiché la pratica dell'alpicazione prevede che si seguano gli animali dapprima nei maggenghi (alpeggi di media quota dove si abitava in primavera e in autunno) e poi negli “alpi” (insediamenti estivi in quota).

La casa in paese (a tre o quattro piani), a grandi linee, si compone di stalla e cantina al piano terra (o seminterrato) di una cucina al piano superiore e di camere da letto ai restanti piani; il sottotetto è spesso aperto e impiegato per l'essiccazione e la conservazione delle foglie (di castagno e faggio) usate come alimento degli animali e per riempire il sacco usato a mo' di materasso. Una scala interna, o ricavata nella loggia, conduce ai diversi piani. Le facciate sono per lo più intonacate (o almeno quella principale) e logge e balconate sono poste sui fronti rivolti a sud o ovest.

L'abitazione a mezza quota ha una distribuzione semplificata con stalla al piano terra, cucina e camere a quello superiore talvolta una piccola balconata e spesso con scala esterna; quella estiva è ancor più essenziale: la stalla si trova al piano terra e la cucina ed il fienile con i giacigli al primo piano. La scala, se c'è, è esterna, altrimenti l'accesso al piano superiore avviene da monte sfruttando il dislivello del terreno; quando necessario, vi sono delle stalle indipendenti con il fienile nel sottotetto.

Vi sono però anche delle particolarità che si riscontrano solo in certi luoghi e che caratterizzano una valle piuttosto che un'altra. In Valle Vigezzo, per esempio, si osserva che l'uso della pietra è molto accentuato sia nelle dimore signorile che nelle case rurali. Si riconosce inoltre una tipologia abitativa molto ricorrente che prevede una scala interna in muratura per lo più al centro dell'edificio (a generare una disposizione simmetrica dei locali) e la presenza costante della “stua” un locale di soggiorno invernale, posto accanto alla cucina, riscaldato da una stufa in pietra o da un camino.

Le dimore delle famiglie più importanti sono sovente ornate da elementi scolpiti (portali, cornici di finestre, mensole di gronda e di balconi) e da pitture sulle facciate.

Molto riconoscibili e caratteristici sono anche gli alti comignoli di Craveggia e dei paesi dell'alta valle.

La Valle Cannobina, di contro, conserva numerosi esempi di murature miste in pietra e legno: tali strutture (più leggere e di minor spessore), formate da telai lignei riempiti con piccole pietre e malta, vengono impiegate per formare tamponamenti delle logge. Le logge, che possono anche essere costruite totalmente in legno, ospitano le scale per accedere ai piani alti della casa.

A Cannobio, sono di grande interesse i palazzi collocati lungo il lago in prossimità dell'antico porto: qui i commercianti dotarono le loro dimore di portici per agevolare l'esposizione della merce. Lo stesso vale per la piazza Grande di Locarno lungo la quale si allineano edifici porticati ancor oggi di uso commerciale.

 
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